I pirati seppellivano i loro tesori su isole sperdute e tracciavano mappe che solo loro sapevano leggere. Quando morivano senza passarle a nessuno, il tesoro restava lì: per sempre, sotto la sabbia, intatto e irraggiungibile. Non spariva e nessuno lo rubava. Semplicemente, nessuno sapeva più dove cercarlo.

Non è solo una metafora. Il 6 maggio 2026 la Corte Suprema del Cile ha autorizzato Bernard Keiser, milionario americano di 76 anni, a riprendere la caccia a un tesoro sepolto nel 1714 sull'isola di Robinson Crusoe. Trent'anni di tentativi, 17 spedizioni, oltre 5 milioni di dollari spesi di tasca propria. Il bottino stimato va dai 20 ai 40 miliardi di dollari in monete d'oro e argento, nascosti in mille barili sotto la sabbia dell'arcipelago Juan Fernández. Forse è ancora lì, forse no. L'isola non lo dice.

Con Bitcoin è diverso.

Non c'è una banca che possa consegnare i tuoi fondi agli eredi. Non c'è un ufficio dove fare richiesta, né un numero verde da chiamare. C'è solo la chiave privata, e chi ce l'ha controlla i bitcoin.

Quanto vale il problema

Nessuno sa con precisione quanti bitcoin siano inaccessibili per sempre. Le stime più credibili parlano di tre-quattro milioni di BTC perduti, dimenticati, o appartenenti a persone morte senza lasciare istruzioni.

Il numero è irrecuperabile per definizione. Non sono soldi fermi su un conto, ma voci nella blockchain che nessuno potrà mai spostare.

A volte erano pochi euro di sperimentazione, a volte anni di risparmio. Di uno di questi casi sappiamo tutto, cifre, nomi e sentenze, e fa capire meglio di qualsiasi statistica di cosa si sta parlando.

James Howells lo sa meglio di chiunque. Nel 2013, a Newport, nel Galles, ha buttato per errore un hard disk durante una pulizia di casa. Dentro c'erano le chiavi private di 8.000 Bitcoin. Ha passato dodici anni a cercare di convincere il comune di Newport a permettergli di scavare nella discarica dove è finito il disco. Il comune ha sempre detto no, preoccupato tra le altre cose dall'impatto ambientale. Howells aveva offerto il 30% del recuperato alla città e ai suoi abitanti. Il comune ha detto no anche a quello. A gennaio 2025 l'Alta Corte britannica ha chiuso definitivamente la questione. Howells ha smesso di cercare. Ora sta girando un documentario.

Ma i Bitcoin sono ancora lì, visibili e immobili, perfettamente contati sulla blockchain dal 2009, senza che nessuno possa spostarli o farci niente.

Il tesoro di Keiser potrebbe non esistere. Forse è stato trovato secoli fa, forse non è mai stato altro che una leggenda. Quello di Howells, invece, è verificabile al satoshi da chiunque abbia una connessione a internet. Nessuno lo prenderà mai.

È una condizione che nessun altro sistema di valore aveva mai prodotto: ricchezza visibile in modo permanente e altrettanto permanentemente inaccessibile. Non perché sia sepolta, ma perché la chiave è andata persa.

Gli 8.000 Bitcoin di Howells, in questo momento
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Cosa sono davvero le chiavi

Quando compri bitcoin, quello che ricevi non è un file, né una moneta digitale che risiede sul tuo hard disk. È il diritto di firmare una transazione, e questo diritto è determinato da una stringa di dati chiamata chiave privata.

Se usi un exchange (Coinbase, Kraken, Binance e simili), quella chiave non la tieni tu. Sei titolare di un credito nei loro confronti, non di bitcoin veri. In caso di tua morte, un erede consapevole, con i documenti giusti (certificato di morte, documentazione della parentela, eventuale testamento), può avviare una procedura successoria con la piattaforma e recuperare i fondi. Non è rapidissimo, ma è percorribile. L'unico rischio reale, oltre alla burocrazia, è che nel frattempo l'exchange sia fallito: ma quella è un'altra storia.

Se invece custodisci i tuoi bitcoin in autonomia, su un hardware wallet o con una seed phrase, allora la chiave ce l'hai tu. Solo tu.

Attenzione: un hardware wallet fisico non basta. Se i tuoi eredi trovano il dispositivo ma non conoscono il PIN, o non hanno la seed phrase di backup, non possono fare nulla. Il wallet è inutile senza la frase di recupero: 12 o 24 parole in un ordine preciso.

Le opzioni concrete

Non esiste una soluzione universale. Dipende da quanto hai, da chi sono i tuoi eredi, dal livello di esposizione che puoi accettare. Quello che segue è una mappa delle opzioni, non una prescrizione.

1. Lasciare la seed phrase a un erede di fiducia

La soluzione più semplice. Scrivi le 12 o 24 parole su carta (mai in un file digitale, mai in una foto), conservale in modo sicuro e assicurati che almeno una persona sappia dove trovarle e come usarle.

C'è un problema, però: stai creando un rischio oggi per risolvere un problema futuro. Quella persona ha accesso immediato a tutto. Se ti fidi abbastanza da accettarlo, è una via praticabile.

2. Multisignature (multisig)

Una configurazione in cui per autorizzare una transazione servono più chiavi: per esempio due su tre. Puoi distribuirle tra te, un familiare e un notaio o un legale. Servendone due qualunque, nessuno può agire da solo: una chiave persa o un dispositivo rubato non bastano a toccare i fondi. E quando la tua chiave non è più raggiungibile, le altre due bastano comunque a recuperarli. Il rovescio della medaglia è che due qualsiasi dei tre detentori, mettendosi d'accordo, possono muovere i fondi anche senza di te: per questo i co-firmatari devono essere persone di cui ti fidi davvero.

È una soluzione più robusta, ma richiede comprensione tecnica. Non è per tutti.

3. Lettera sigillata con istruzioni

Alcune persone scelgono di scrivere una lettera con le istruzioni, non con la seed phrase, e di depositarla da un notaio insieme al testamento. La lettera spiega cosa fare e dove trovare le informazioni necessarie. La seed resta fisicamente altrove, ma chi conta sa dove cercarla.

Funziona se le istruzioni sono precise e se chi le riceve ha le competenze per seguirle.

4. Servizi di custodia con procedure successorie

Alcuni exchange istituzionali e servizi di custodia offrono procedure documentate per gli eredi. Non è self-custody: stai delegando la custodia a qualcun altro. Ma per chi non vuole gestire direttamente le chiavi e ha importi significativi, può essere una scelta consapevole.

Non esistono soluzioni perfette. Ogni opzione ha un trade-off tra la sicurezza di oggi e l'accessibilità di domani. Quello che conta è scegliere con cognizione, non rimandare.

Cosa non fare

  • Salvare la seed phrase in un file sul computer o nel cloud. Se qualcuno accede ai tuoi dispositivi, per un attacco informatico o semplicemente dopo la tua morte, trova tutto. E "tutto" include le chiavi.
  • Affidarsi alla memoria. Funziona finché funziona. Poi non funziona più.
  • Credere che "tanto ci penso dopo". Il dopo, per definizione, potrebbe non esserci.
  • Aspettarsi che gli eredi capiscano da soli. La maggior parte delle persone non sa cosa sia una seed phrase. Senza istruzioni, trovare un hardware wallet in un cassetto non serve a nulla.

E se sei tu l'erede?

Un parente muore. Forse sapevi che aveva bitcoin, forse lo scopri rovistando tra le sue carte. La successione si apre in automatico: non serve un testamento, e non serve che qualcuno la chieda formalmente.

Se i bitcoin erano su un exchange, c'è uno sportello a cui bussare, come abbiamo già visto.

Se erano in self-custody, il discorso cambia. Il diritto legale ce l'hai: nel dicembre 2025 il Regno Unito ha persino approvato il Property (Digital Assets etc) Act, firmato da Re Carlo III, che riconosce Bitcoin come una terza categoria di proprietà personale, distinta dagli oggetti fisici e dai diritti contrattuali. Prima i giudici inglesi lo stabilivano caso per caso; ora è legge scritta. Ma la blockchain non legge i testamenti. Senza la seed phrase, nessuna sentenza ti aiuterà a spostare quei bitcoin: restano lì, visibili a chiunque sulla blockchain, ma inaccessibili per sempre.

La legge ti riconosce il diritto, ma la crittografia non sa nemmeno cosa sia un diritto.

Una cosa importante, se ti trovi in questa situazione: se tra le carte del defunto trovi un foglio con una lista di parole scritte a mano, non digitarle da nessuna parte per "controllare" cosa siano. Esistono siti progettati apposta per rubare seed phrase a chi non sa cosa stia facendo. Prima di muovere qualsiasi cosa, contatta un professionista.

Pianificare l'eredità dei propri bitcoin non è un pensiero morboso: è la stessa cura con cui si fa testamento.

La domanda che dovresti farti adesso

Se domani smettessi di essere raggiungibile (non necessariamente per morte: può bastare una malattia improvvisa), qualcuno saprebbe dove sono i tuoi bitcoin e come accedervi?

Se la risposta è no, hai un problema che puoi risolvere oggi.

La differenza con un conto corrente è semplice: la banca ha già le sue procedure, mentre con Bitcoin quelle procedure devi costruirtele tu.


Se hai bitcoin e non hai ancora pensato a tutto questo, è il momento giusto per farlo. Non perché sia urgente nel senso drammatico del termine, ma perché è una di quelle cose che, fatte bene una volta, non vanno più rifatte.